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giovedì 9 giugno 2011

Difendiamo i minori e le famiglie

Wikio
Difendiamo i minori e le famiglie
Tuesday, June 7, 2011, di Giuseppina Rubino e Gruppo EveryOne

Milano, 6 giugno 2011. Il Gruppo EveryOne ha ricevuto da Giuseppina Rubino la richiesta di partecipare a un'azione civile di enorme valore nell'àmbito della difesa dei diritti dei minori e delle famiglie.

Si tratta di un appello che intende imprimere un cambiamento delle modalità con cui in Italia sono trattati i problemi dei minori e delle loro famiglie, le quali, specie se indigenti ed emarginate, si vedono spesso portare via i piccoli senza la possibilità di un contraddittorio o di presentare prove per dimostrare che i bambini sono allevati con attenzione e amore, nonostante le difficoltà sociali.

"Per dar forza e sostegno alla Vostra tesi  - link: http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2011/5/27_Bambini_tolti_ai_genitori_poveri.html - vi portiamo a conoscenza di una petizione a favore dei minori," ci scrive il comitato. "Speriamo che qualcuno intervenga sul serio, perchè non se ne può più di questo stillicidio di bambini". Il Gruppo EveryOne raccoglie l'appello e inizia a diffonderlo e sostenerlo nelle sedi competenti e presso l'opinione pubblica.

Appello per i diritti dei bambini e delle loro famiglie
Siamo un un gruppo di cittadini italiani che si propongono di modificare secondo coscienza le modalità con cui vengono trattati in Italia i problemi dei minori e delle loro famiglie.
Per esempio le relazioni delle assistenti sociali sono recepite dal Tribunale dei minori senza la possibilità di una controrelazione.
Altro esempio da prendere in considerazione le procedure di urgenza e di provvisorietà da parte del Tribunale dei minori che, in relazione alla lentezza delle indagini e delle conclusioni, si traducono in procedimenti di lunga durata, autentiche catastrofi nel pieno dello sviluppo della personalità minorile.

Spesso la procedura si sviluppa senza la possibilità di un contraddittorio con impossibilità a produrre prove a discarico, relazioni di esperti di parte e quanto altro possa aiutare a controbattere le accuse che sono a senso unico.
Tutto ciò configura un diverso approccio rispetto ad un procedimento verso un adulto, come se il minore fosse un oggetto da contendere, non un soggetto con diritti civili come tutti gli altri.
Siamo consapevoli che il problema non sia di facile soluzione, ma abbiamo la presunzione di chiedere che il minore sia trattato come un essere dotato di diritti non inferiori a quello di un adulto e possa esprimere, quando in grado, un proprio parere.

Su face book ho creato una pagina a questo link:
https://www.facebook.com/event.php?eid=132617406816225

Diritti dei bambini Petizione
pubblicata da Abolizione Del Tribunale Minori il giorno martedì 31 maggio 2011 alle ore 11.34

Viviamo in un Paese che dice a parole (ministri, parlamentari, uomini di Chiesa) di amare e voler difendere i diritti e le prerogative dei minori: ora tutto questo si dovrebbe espletare in provvedimenti, leggi e tutele a favore di questi soggetti. Dicevo a parole, perché se andiamo ad analizzare i fatti concreti, le delibere e le sentenze non si trova traccia di tutto questo, anzi il minore è l’oggetto e non il soggetto cui dovrebbe riferirsi il provvedimento. Oggetto conteso tra i genitori, oggetto di analisi prevaricatorie di assistenti sociali insensibili ai problemi della famiglia, oggetto di sentenze senza contraddittorio, maggiore ma non unica vittima di un sistema eretto a vantaggio di chi ci lavora ma non di chi dovrebbe usufruirne i servizi. Una vera aberrazione del diritto è l’art 336 u.c.c.c che prevede l’emissione di provvedimenti urgenti e provvisori , che di fatto divengono definitivi , con danno incalcolabile per il minore il quale magari a torto viene strappato ad una famiglia cui viene riconosciuta ragione ad anni di distanza.

Vi chiediamo: è giustizia questa? La legge prevede che prima di adottare un qualunque provvedimento relativo al minore i genitori debbano essere sentiti ed assistiti da un legale e che il minore stesso sia rappresentato nel procedimento perchè... il minore non è un oggetto ma un soggetto giuridico. . In questi casi il rito, cioè il rispetto delle procedure e delle regole, il contraddittorio, il diritto di difesa è importante, è segno di civiltà giuridica. Il Tribunale per i Minorenni non va riformato, va abolito. E' un retaggio del passato, non dimentichiamo le origini storiche dell'istituto. Il rito avanti il Tribunale Min. è libero: ma quando non vi sono regole, l'organismo non è più giudiziario! I provvedimenti provvisori ed urgenti disposti sulla base di "segnalazioni", di "relazioni" senza la previa audizione delle parti e senza una seria istruttoria in contraddittorio genera la maggior parte delle volte DISASTRI. In una materia in cui il tempo del processo coincide con la vita del minore!

Chiediamo :

"Non devono esistere provvedimenti immediati ed urgenti senza contraddittorio e senza difese degli interessati; reali difese, non formali, anche del minore!"


Giornalismo d’inchiesta:


Giuseppina Rubino per il Gruppo di Cittadini a difesa dei minori e delle loro famiglie
Il Gruppo EveryOne sostiene e promuove l'appello in Italia e nelle sedi internazionali

lunedì 9 maggio 2011

Così va la vita dei figli di nessuno.

Wikio

INCHIESTA ITALIANA

Bambini in casa-famiglia
business da un miliardo all'anno

In Italia sono ventimila i minori ospiti di strutture. L'affare consiste nel prolungare i tempi di permanenza. Solo un piccolo su cinque è affidato a coppie in attesa

di PAOLO BERIZZI

Si chiamano Marinella, Mirko, Daria, Luciano, Valentina. Altri hanno nomi di battesimo esotici o che evocano genealogie di altri paesi europei (molto Est). Non si può nemmeno dire che siano figli di un dio minore: sono figli di nessuno. Anzi: sono, diventano, figli delle istituzioni. Dei servizi sociali. Dei tribunali. Di una sentenza. Entrano in una casa-famiglia da neonati e, sembra paradossale, a volte ci restano fino a quando diventano maggiorenni. E per tutto quel tempo capita che si chiedano perché non li affidano a una famiglia, visto che un nuovo padre e una nuova madre si sono fatti avanti e non vedono l'ora di riempirli di affetto, di amore. Può persino accadere che, una volta raggiunti i 18 anni, e uscito dalla struttura in cui sei cresciuto, ti tocchi ritornare nella famiglia di origine. Come se il tempo non fosse mai passato, o, peggio, inutilmente.

L'ESERCITO DI NESSUNO
In Italia ci sono oltre 20 mila giovani - tra neonati, bambini e ragazzi - ospitati da strutture di accoglienza. Sono istituti riservati a chi è stato allontanato dai genitori naturali o non li ha proprio mai conosciuti. Solo uno su cinque di questi ospiti viene assegnato (con adozione o affido) dai tribunali alle famiglie che ne fanno richiesta (più di 10mila). È una media bassissima, tra le più scarse d'Europa. Il motore che alimenta questa "stranezza" italiana è una nebulosa dove le cause nobili lasciano il posto al business e agli interessi di bottega. Ogni ospite che risiede in una casa-famiglia
costa dai 70 ai 120 euro al giorno. La retta agli istituti (sia religiosi sia laici) viene pagata dai Comuni. Soldi pubblici, dunque. Erogati fino a quando il bambino resta "in casa". Un giro d'affari che si aggira intorno a 1 miliardo di euro l'anno. Tanto ricevono le oltre 1800 case famiglia italiane per mantenere le loro "quote" di minori. Ma un bambino assegnato a una coppia è una retta in meno che entra nelle casse della comunità. E così, purtroppo, si cerca di tenercelo il più a lungo possibile. La media è 3 anni. Un'eternità. Soprattutto se questo tempo sottratto alla vita familiare si colloca nei primi anni di vita. Quelli della formazione, i più importanti per il bambino.
Anche da qui si capisce perché migliaia di coppie restano in biblica attesa che le pratiche per l'adozione o l'affido si sblocchino. Poi ovviamente ci sono anche altri fattori, la maggior parte dei quali legati alle lungaggini e alle complicazioni burocratico-giudiziarie.

Da dove nasce questo cortocircuito? Chi lucra sulla pelle di migliaia di bambini e adolescenti che provengono da situazioni difficili, molto spesso drammatiche? "Il mondo degli affidi e delle case famiglia sta attraversando un momento difficilissimo - dice Lino D'Andrea, presidente di Arciragazzi, un'associazione nazionale che si occupa di diritti dell'infanzia - . Ci sono situazioni che vanno ben oltre la soglia della decenza e della dignità umana. Mi riferisco, in particolare, ai casi più estremi. Che purtroppo sono diffusissimi. E cioè quei ragazzi maggiorenni che usciti dagli istituti non sanno dove andare. Una cosa del genere non dovrebbe essere tollerata. Perché è l'esatta negazione della funzione delle case famiglia. La rappresentazione esatta di come l'obiettivo di una struttura di accoglienza - che dovrebbe essere un luogo di transito, una specie di "parcheggio" temporaneo in attesa dell'affido - può naufragare". A Napoli ci sono due comunità di Arciragazzi. Altre tre erano a Palermo. Dopo mille difficoltà, D'Andrea ha dovuto chiuderle. Perché? "Il Comune di Palermo non ha mai pagato le rette (alla fine ammontavano a più di 750mila euro)" - spiega. In pratica l'epilogo opposto rispetto a quanto accade in altri comuni e per altri istituti, che campano proprio perché alimentati dal rubinetto dei fondi pubblici (ultimamente un po' a secco per la mancanza di risorse dei Comuni). "I ragazzi sono finiti tutti a casa mia. Uno l'ho anche preso in affidamento. L'alternativa era la strada. Ma uno che lavora coi ragazzi - con questi ragazzi - piuttosto che lasciarli in mezzo alla strada se ne va lui di casa".

COME PACCHI POSTALI
Il destino più comune per un bambino che cresce in una casa famiglia è quello di diventare un pacco. Sballottato di qua e di là, da una comunità all'altra. A volte i centri se li contendono come merce preziosa. Perché con un minore "in casa" ogni giorno piovono dal cielo rette da 70 euro a 120. Una "diaria" di cui si fa un utilizzo non esattamente "pieno". Operatori laici o suore riescono a contenere le spese facendole stare abbondantemente dentro la retta concessa dai Comuni. Quello che resta diventa liquidità a disposizione della struttura (molte case famiglia vengono mantenute con fondi messi a disposizione dal ministero della famiglia e anche grazie a donazioni private).

Quante sono le case famiglia in Italia? Chi controlla il loro operato, anche amministrativo? Le stime più recenti parlano di oltre 1800 strutture distribuite da Nord a Sud. Con alcune regioni - Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Sicilia - che raggiungono numeri più consistenti (tra le 250 e le 300). Nonostante le casse (e i relativi finanziamenti) di molti Comuni siano al verde, le case-famiglia sono in continuo aumento. Il problema è che non esiste un monitoraggio. Si conosce pochissimo di questi posti e di quello che accade all'interno. Numeri, casi, situazioni, problemi, nella maggior parte dei casi vengono portati all'esterno solo grazie alla sensibilità di qualche operatore e/o assistente sociale. Perché una banca dati c'è ma è insufficiente e non esiste un vero censimento. Dopo che nel 2008 i parlamentari Antonio Mazzocchi e Alessandra Mussolini (presidente della commissione bicamerale per l'Infanzia) hanno lanciato un appello al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e al presidente del consiglio Berlusconi, il sottosegretario alla giustizia Casellati ha varato un database "all'italiana - incalza Mussolini - perché riguarda solo le adozioni e non contempla anche i casi, numerosissimi, di affido. La realtà è che aspettiamo ancora un censimento vero e proprio e un adeguamento così come prevede la legge 149/2001" (progressiva chiusura degli orfanotrofi, inserimento dei bambini nelle famiglie attraverso lo strumento dell'affido, per arrivare gradualmente a un'adozione, o all'inserimento dei minori nelle case famiglia).

L'ASSENZA DI CONTROLLI
E i controlli sui luoghi dove i bambini vengono parcheggiati? Chi vigila sugli istituti che ospitano i senza-famiglia? "Esistono centinaia di enti e associazioni no profit che hanno il compito di rilevare la statistica esatta del numero dei bambini in attesa e degli adottandi-affidandi. Ma nessuno è in grado di fornire numeri esatti". Risultato: ancora oggi non esiste un monitoraggio attendibile. "Cerchiamo di raccogliere più dati possibili - dice Francesca Coppini, dell'Istituto degli innocenti di Firenze (tre strutture residenziali per piccoli da 0 a 6 anni, mamme e gestanti) - ma è tutt'altro che facile in mancanza di una vera organizzazione da parte delle istituzioni".

Buio pesto anche sul fronte delle verifiche. "Lo Stato paga le comunità ma nessuno chiede alla comunità una giustifica delle spese - aggiunge Lino D'Andrea - . Sarebbe utile che ogni casa-famiglia rendesse pubblica le modalità con cui vengono utilizzati i fondi: quanto per il cibo, quanto per il vestiario, quanto per gli psicologi o le varie attività. Il punto è che, in assenza di informazioni, i bambini stanno in questi posti e nessuno gli fa fare niente. Non crescono, non vivono la vita, non incontrano amici, non fanno sport né gite".
Il numero di bambini senza famiglia è oscillato negli ultimi anni tra i 15mila e i 20mila. Oggi sembra essersi assestato intorno alla sua punta massima. Ma il controllo dei "flussi" è anche un problema legato alla sicurezza (adescamento, pedofilia).

C'è anche un problema di competenze. Sull'infanzia ci sono troppe deleghe sparpagliate tra vari ministeri (Pari opportunità, Lavoro, Giustizia, Gioventù) e anche senza portafogli. Con il risultato che, non essendoci un unico soggetto che si occupi di infanzia abbandonata, si finisce per trovarsi di fronte una nebulosa in mezzo alla quale si capisce poco e niente.

Gli orfanotrofi non sono ancora scomparsi del tutto. Alcuni sono stati convertiti in case-famiglia: anche due o tre comunità nello stesso edificio. Una per piano. Poi le altre storture. Nel libero mercato delle comunità per minori abbandonati, c'è chi, per essere competitivo, abbatte la diaria giornaliera fino a ridurla a 30-40 euro. Teoricamente più la abbassi e più bambini riesci a far confluire nella tua struttura attraverso l'input dei servizi sociali che, a cascata, agiscono su indicazione del tribunale.

Altra nota dolente, i tribunali. Solo nel tribunale di Milano, ogni anno si accumulano 5mila fascicoli relativi a famiglie disagiate con a carico almeno un minore. "I magistrati non riescono a seguire la pratiche perché i ragazzi raramente sono seguiti dal territorio di competenza - ragiona un operatore dell'infanzia - . La maggior parte sono parcheggiati in un posto senza che nessuno lo segua davvero".

Le storie che vengono a galla compongono un campionario da fare accapponare la pelle. Ma se si prova a restare lucidi, si capisce come ogni vita congelata o sfilacciata, ogni odissea che abbia per protagonista un bambino "di nessuno" si deposita sullo stesso fondo di mala amministrazione. "Le case-famiglia sono una risorsa importante per il reinserimento del minore - spiega l'avvocato Andrea Falcetta, di Roma - ma la permanenza di un bambino va gestita con cura e deve rispondere a un unico criterio: trovargli il prima possibile una collocazione familiare".

Paolo ha compiuto 18 anni dentro un istituto dell'Aquila. La responsabile, una suora, quando Paolo era adolescente, sostiene e favorisce per un anno gli incontri con una coppia con due figli, di cui uno adottivo. A legame consolidato, la coppia si offre per l'affidamento di Paolo, la suora cambia idea e il tribunale nega l'affidamento. Ora, con la maggiore età, è la stessa famiglia ad occuparsi del ragazzo. Brescia. Monica, 7 anni, subisce molestie dal padre; la mamma si rivolge al tribunale e ai servizi sociali: i quali decidono di mettere la bambina in un istituto punendo anche la madre. Una bambina di Lecce viene strappata ai genitori accusati di non nutrirla abbastanza perché vegetariani. la famiglia resta in una comunità per quasi un anno. la madre è autorizzata a stare con la bambina nell'istituto di suore, per essere "rieducata" dagli assistenti sociali. La signora testimonia che nei lunghi e numerosi colloqui con gli educatori non si è mai parlato delle possibili problematiche della bambina ma le domande che le venivano poste riguardavano solo i suoi rapporti sessuali con il marito. Oggi, riottenuta la figlia dal tribunale, genitori e bambina sono emigrati felicemente in Svizzera. Roma. Il tribunale affida Daria, 4 anni, ai servizi sociali e questi la indirizzano in un "centro di aiuto" contro la volontà dei genitori (gli esami escludono ogni tipo di violenza sulla bambina). Tuttavia sono gli stessi genitori a chiedere all'Asl un'insegnante di sostegno visto il lieve ritardo psichico di cui soffre la bambina. Ricusato il consulente del tribunale e nominato uno nuovo, emerge infine che i problemi di Daria erano dovuti ad una sofferenza da parto (mancanza di ossigeno per qualche istante) e che dunque avevano natura medica e non psicologica: dopo 8 mesi di casa famiglia la bambina viene rimandata a casa dal tribunale. Bologna. M. e C. sono sposati, abitano in periferia, redditi non fissi, lui operaio in nero. Hanno un bimbo di 8 anni. Vengono dichiarati decaduti della potestà genitoriale a causa di un procedimento nato dalla denuncia di due maestre: "Il bambino sa troppe cose riguardo alla sessualità". Era accaduto che il bambino si era alzato, era andato in salotto dove il padre stava guardando un film pornografico. L'uomo, secondo gli assistenti sociali, aveva manifestato un'assenza totale di autocritica rispetto all'episodio e si era sollevato da ogni responsabilità; mentre davanti al giudice aveva ammesso "aveva solo2-3 anni, pensavo non capisse. Credo ora di avere sbagliato". Ricoverato in una comunità, il bambino è stato poi dichiarato adottabile (è in attesa di una famiglia da quasi due anni) nonostante la zia materna (sposata e con figli) avesse presentato invano istanze per ottenerne l'affidamento e scongiurarne l'adozione. Strappati agli affetti e spremuti nella crescita. Così va la vita dei figli di nessuno. 
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/29/news/inchiesta_italiana-15507476/

giovedì 18 marzo 2010

"Minori senza dignità" per dar loro dignità

Carissimi amici, vi chiedo un attimo di attenzione!
Sono anni, per chi mi conosce da tempo, che nel mio piccolo lotto per i soprusi, violenze, pedofilia, ingiustizie, sui minori. Anche il mio blog, si chiama: BambinidiserieB" (l'altro mio blog), un nome scelto non a caso ma esperienza vissuta sulla mia pelle  con una bambina in affido.

Su Facebook, ho avuto modo di conoscere il sig. Ivano (minori senza dignità) e approfondire la conoscenza con Cosmo de La Fluenta che da sempre lotta contro le ingiustizie di un certo "sistema".
Questa mattina, hanno parlato  di  un loro progetto che a me sembra ottimo ed è per questo che secondo me, merita condivisione, diffusione e unirci tutti per amore dei bambini. Cosa ne dite, me la date una mano?

Questa è la lettera scritta su  Famiglia futura da Cosmo de La Fluente.

Diamo una mano a questo lodevole progetto, ma soprattutto a tutti quei bambini di serie B e senza dignità.

“Minori senza dignità” per dar loro la dignità!
“Minori senza dignità” è un progetto che pensa ai bambini, vittime innocenti di un sistema crudele e ingiusto che colpisce migliaia di famiglie italiane. Non possiamo permettere che i servizi sociali si approprino indebitamente di minori senza validi motivi. Cosa può esserci di più devastante per un essere umano del fatto di essere privato ingiustamente del proprio figlio? In che modo una simile azione può sconvolgere la vita di un bambino che, sempre, ha diritto ad avere un padre e una madre?
Minori senza dignità è un’associazione si propone di stabilire un punto di contatto e di riferimento per tutti coloro che vivono una tragedia di questo tipo.
Non solo scambio e confronto, ma supporto psicologico e legale per sapere come muoversi in questo campo denso di crudeltà, per far si che anche i più deboli possano affrontare i ‘servici sociali’ e le C.T.U. che, nel 99% dei casi, decretano lo sconvolgimento dell’esistenza di molte individui. In che modo affrontare i colloqui con il Tribunale dei Minori? Da dove dobbiamo cominciare quando rischiamo di essere vittime di allontanamento da parte delle fredde istituzioni? Minori senza dignità ci tende una mano, sempre nel pieno rispetto delle leggi vigenti.
Non c’è dubbio che gli obiettivi prefissi sono molto ambiziosi e difficili, soprattutto perché l’associazione intende suddividere il territorio nazionale creando dei gruppi di coordinamento regionali. La professionalità e l’aiuto sarà il medesimo in tutta Italia ma adattato alla realtà locale che muta in base ad abitudini e alla mentalità del posto. Al capo dei distaccamenti ci sarà la sede centrale dove perverranno tutte le richieste pervenute da coordinamenti locali, che si occuperà di pianificare il le iniziative e i passi da seguire. Un’organizzazione di tutto rispetto che si muoverà nell’interesse di tutti, soprattutto dei minori.
L’associazione, ovviamente, non è a scopo di lucro ed è per quello che saranno accolti con entusiasmo le collaborazioni da parte di specialisti e professionisti quali pedagogisti, avvocati, psicologi, tecnici informatici, giornalisti, docenti universitari ma, allo stesso tempo, anche persone senza competenze professionali e che aiutino a diffondere l’esistenza di questa nobile associazione. Nel caso ci siano casi particolarmente delicati verranno gestiti in modo personalizzato.
Non è da considerarsi l’ultima spiaggia, ma il punto di avvio per partire con il piede giusto. Mente di questo ammirevole progetto è Ivano Corcoran, che risponde all’indirizzo di posta elettronica:

minorisenzadignita@hotmail.it


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"Disse il Sole alla Rosa: "sei bella e profumata però, quando io voglio, sarai da me bruciata". La Rosa ribattè: "non provo soggezione perchè rifiorirò la prossima stagione". Dà il Sole gran calore ma più del Sole il cuore."
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